Mercoledì 4 maggio 2011
In merito al Progetto di Legge n. 0076 di iniziativa del Presidente della Giunta Regionale: “Nuova organizzazione degli enti gestori delle aree regionali protette e modifiche alla legge regionale 30 novembre 1983 n. 86 (Piano generale delle aree regionali protette. Norme per l’istituzione e la gestione delle riserve dei parchi e dei monumenti naturali, nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale)”,
Le sottoscritte Associazioni Amici dei Parchi e Ambientalistiche della Lombardia, riunitesi nella giornata di oggi per la costituzione di un Coordinamento Regionale Associazioni Parchi, esprimono sulla proposta di riforma avanzata forti preoccupazioni e un giudizio negativo in particolare sui seguenti punti:
- la proposta di legge è retta da un impianto centralistico che non rispetta e non valorizza la pratica della partecipazione ed il principio di sussidiarietà;
- il progetto introduce una norma di deroga dagli strumenti pianificatori dei Parchi assai insidiosa e destabilizzante della integrità e degli equilibri territoriali dei parchi;
- il progetto, ancorché intervenga rispetto alla possibilità di accorpamento di enti parchi diversi e di esercizio in forma associata o convenzionata di alcune funzioni, inquadra tali esigenze cooperative solo da un’angolatura puramente amministrativa ed economico-efficientistica, al fine di produrre un “miglioramento dell’efficacia della gestione e per razionalizzare ed economizzare la spesa”. Viene quindi lambito ma non affrontato il tema, cruciale per lo sviluppo delle aree protette e per la difesa del territorio, della realizzazione di un organico sistema integrato dei parchi e delle aree protette;
- le aree protette in Lombardia sono molte e coprono quasi il trenta per cento del territorio, ma, fuori di esse, il settanta per cento del territorio è costantemente soggetto, a causa dell’invasione dell’urbanizzazione e del degrado urbano, a forme gravi di compromissione del paesaggio e dell’ambiente. Assistiamo piuttosto, e spesso, alla importazione della cattiva qualità territoriale nei parchi, che non alla esportazione della qualità dei parchi nel più vasto territorio circostante. Una riforma della legge 86, che risponda all’attuale complessità e urgenza dei problemi di riqualificazione ambientale, dovrebbe accogliere la sfida della qualità territoriale complessiva, e, partendo dai luoghi più protetti, e rafforzandone e non indebolendone le difese, puntare ad esercitare una benefica azione per il miglioramento della qualità territoriale, paesaggistica e ambientale della nostra regione.
Senza o addirittura contro i Comuni non c’è alcuna politica di risanamento territoriale e ambientale e non si costruiscono le buone pratiche di cittadinanza attiva e democratica.
Critichiamo perciò l’impianto nettamente centralistico della proposta regionale e il sacrificio del principio di sussidiarietà che essa comporta ed avanziamo, in accordo anche con alcune delle osservazioni dell’Anci regionale, le seguenti proposte di miglioramento del testo:
- La modifica dello statuto sia approvata dagli enti locali interessati;
- La “Comunità del Parco” sia denominata “Comunità degli Enti locali del Parco”;
- Nella “Comunità degli Enti Locali del Parco” sia prevista la partecipazione delle Associazioni ambientalistiche più rappresentative del territorio e più impegnate nei confronti del Parco;
- La decisone di accorpamento tra parchi e la definizione dei criteri e delle modalità di esercizio delle funzioni amministrative in forma associata, sia approvata preventivamente dai Comuni;
- Nella Consula regionale sia prevista la presenza di una rappresentanza dei Comuni;
- per quanto riguarda la composizione del Consiglio di gestione, preso atto che un componente sarà designato dalla Regione, si ritiene opportuno che il Presidente sia scelto tra i componenti proposti dai Comuni e che, comunque, ai Comuni vada garantita la maggioranza nel Consiglio di Gestione;
- poiché tutti i componenti del Consiglio di Gestione sono “eletti” dalla Comunità degli Enti locali del Parco, si ritiene che anche il componente designato dalla Regione debba essere passibile di revoca da parte della Comunità stessa al pari degli altri componenti. Inoltre, sempre in merito al componente designato dalla Giunta regionale, appare utile ed opportuno che lo stesso sia scelto tra persone che, oltre a titoli di competenza e professionalità, siano anche radicate nel territorio di appartenenza del Parco e siano quindi a conoscenza delle problematiche e delle peculiarità locali;
- il revisore dei conti sia nominato dalla “Comunità”;
- l’elenco dal quale il Presidente del Parco dovrà scegliere il proprio Direttore, sia un elenco che evidenzi competenze ed esperienze gestionali. Anche per tale ragione si ritiene necessaria la previsione di una rappresentanza degli enti locali all’interno della Consulta, la quale, tra i vari compiti, dovrà avere anche quello di valutare i criteri per l’iscrizione al citato elenco. Sia tutelata l’autonomia tecnica e gestionale del direttore e, tra l’altro, egli non sia tenuto alle dimissioni in caso di recessione dall’incarico del Presidente del Parco.
Salviamo almeno i territori dei parchi dalla incessante colata di nuove infrastrutture e urbanizzazioni.
Per quanto riguarda l’articolo 20 bis (Poteri di deroga e misure di compensazione), esso suscita nelle associazioni ambientalistiche indubbie apprensioni. Il suo stesso dettato è confuso e ambiguo e l’idea che se ne trae è che la Regione in definitiva si voglia attribuire il potere di decidere se il territorio del parco può essere violato, attraversato, invaso, colonizzato da opere pubbliche in contrasto con gli strumenti programmatori del Parco stesso e ad onta dei pareri eventualmente discordi degli altri “enti interessati”. La definizione di questo articolo è perfino brutale. Se possiamo indicare un articolo del presente progetto di legge da cui si temono i maggiori disastri, ebbene è questo art. 20 bis.
L’Italia è il Paese in cui in cinquanta anni, dal 1956 al 2001, la superficie urbanizzata è cresciuta di 500 volte, il consumo di suolo è viaggiato al ritmo di244.000 ettaril’anno e in dieci anni, dal 1996 al 2006, i Comuni italiani hanno rilasciato permessi di costruire per 3,1 miliardi di metri cubi, pur essendo l’Italia il Paese in Europa col più basso tasso di natalità. La regione Lombardia non è da meno. In Lombardia ci approssimiamo a “situazioni di saturazione territoriale”. Ogni giorno nella nostra regione si registra un consumo di suolo pari a tredici ettari e ogni anno viene infrastrutturata o urbanizzata una superficie grande quanto la città di Brescia. Le sole autostrade in costruzione o in progetto stanno distruggendo altri2670 ettaridi suolo, spesso attraversando aree protette e parchi.
Chiediamo che i territori dei parchi, almeno essi, siano lasciati in pace e non siano previste deroghe di sorta. Qualora, però, questa sacrosanta richiesta fosse respinta e cestinata, chiediamo che la deroga non possa essere esercitata senza il consenso dell’Ente gestore del Parco e senza il previo parere positivo dei Comuni interessati.
Una legge nuova? Sì, ma all’altezza dei problemi e delle potenzialità che il complesso sistema dei parchi oggi presenta.
Nel progetto di legge manca alcun riferimento alla biodiversità, alla difesa degli ecosistemi, dei corridoi ecologici e anche dei beni culturali presenti nelle aree dei parchi.
Ed ancora, non basta per ragioni di spesa proporre l’accorpamento di parchi o imporre l’esercizio in forma associata di alcune funzioni amministrative. Quello che manca, e questa sì che è una funzione che la Regione dovrebbe giustamente rivendicare a sé, è la costruzione di un vero sistema delle aree protette regionali. Se queste aree funzionassero come un grande organismo, integrandosi, connettendosi, specializzandosi, valorizzandosi reciprocamente, certo che il servizio, già comunque grande che esse rendono ai cittadini, sarebbe immediatamente moltiplicato. Nel disegno di legge non c’è un’idea nuova, non ci sono nuovi orizzonti e, come si dice, non viene lanciato il cuore oltre l’ostacolo. Per questo esso sembra più un’occasione mancata che non colta. C’è, però, un’intenzione di rendere più snella ed efficiente la gestione dei parchi che va riconosciuta e condivisa, c’è la proposta di razionalizzare alcune funzioni che non può essere disconosciuta, ma l’ottica con cui inquadrare questi problemi deve essere accompagnata anche dal coraggio di affrontare problemi che da lungo tempo aspettano e di farlo con un diverso e maggiore respiro culturale e politico.
Facciamola assieme e meglio questa legge.
Il progetto comunque è ancora in fase di definizione e può quindi essere migliorato e sviluppato. Contribuire ad una sua più adeguata formulazione è l’intenzione di questo documento e del Coordinamento Regionale delle Associazioni Parchi.
Scarcia l’ordine del giorno approvato dal Comune di Bresso: O.D.G._PARCHI[1]






